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Fotovoltaico agricolo in Italia: guida completa

Aggiornato il 10 min di lettura

Indice
  1. Il fotovoltaico agricolo in Italia: panoramica, permessi e costi
  2. Cos'è il fotovoltaico agricolo e come si distingue dall'agrivoltaico
  3. Quadro normativo: cosa è consentito in zona agricola (divieti, deroghe, definizioni)
  4. Aree idonee e principali vincoli ambientali/paesaggistici in agricolo
  5. Iter autorizzativo in agricolo: PAS, Autorizzazione Unica, VIA e pareri tecnici
  6. Requisiti tecnici dell'agrivoltaico: altezze, percentuali di suolo coltivabile, monitoraggi agronomici
  7. Progettazione ed esercizio: layout, ombreggiamenti, accumuli e connessione alla rete
  8. Modelli economici: affitto del suolo, autoconsumo, PPA e Comunità Energetiche (CER)
  9. Costi indicativi (CAPEX/BOS), tempi di connessione e canoni d'uso del suolo
  10. Incentivi e cumulabilità: PNRR Agrivoltaico, FER X e Transizione 5.0

Il fotovoltaico agricolo in Italia: panoramica, permessi e costi

Il fotovoltaico agricolo oggi non è più una scelta univoca. In Italia il quadro normativo distingue chiaramente tra impianti fotovoltaici ordinari su suolo agricolo e agrivoltaico: i primi occupano il terreno senza proseguire l'attività di coltivazione, i secondi devono per legge garantire la continuità delle colture.

Il D.Lgs. 190/2024 (Testo Unico sulle rinnovabili) stabilisce che un impianto è agrivoltaico solo se «preserva la continuità delle attività colturali e pastorali sul sito di installazione». Questo significa moduli rialzati o mobili, almeno il 70% della superficie dedicato all'agricoltura e l'impegno a conservare almeno l'80% della produzione lorda vendibile. Niente di tutto questo è richiesto per il fotovoltaico ordinario, ma dal 2024 il D.L. 63/2024 ha bloccato nuovi impianti a terra sui terreni agricoli produttivi, con rare eccezioni per comunità energetiche e aree di bonifica.

Lato autorizzazioni, tre strade: Procedura Abilitativa Semplificata (PAS) per impianti standard entro le soglie regionali, Autorizzazione Unica (AU) per quelli più grandi o complessi, VIA/PAUR obbligatoria sopra i 12 MWp o in aree sensibili. Gli impianti agrivoltaici sotto i 5 MWp possono rientrare in edilizia libera, se rispettano continuità agricola e vincoli.

Per i costi? Un impianto agrivoltaico da 1 MWp costa tra 900.000 e 1.500.000 euro, circa 900-1.500 €/kWp, strutture rialzate incluse. La connessione alla rete può oscillare da 50 a 200 €/kWp, a seconda della disponibilità di linea.

Cos'è il fotovoltaico agricolo e come si distingue dall'agrivoltaico

Quando si parla di fotovoltaico agricolo, ci si riferisce a un impianto installato su terreno agricolo e destinato principalmente alla produzione di energia elettrica. Niente agricoltura durante l'esercizio: i moduli occupano il suolo e la coltivazione si ferma.

L'agrivoltaico invece integra energia e agricoltura sullo stesso sito. I moduli sono rialzati (da 2,1 a 5 metri), consentono il passaggio dei trattori e sono pensati per lasciare spazio alla coltivazione o al pascolo. La norma richiede che almeno il 70% della superficie resti dedicata all'agricoltura.

Impianto agrivoltaico con pannelli solari sopra un campo di lattuga

Esempi concreti? Un parco con file ravvicinate di pannelli che rende impossibile la semina è fotovoltaico agricolo. A Monticelli d'Ongina, i moduli bifacciali sopra fragole e lattuga, con operatori che entrano sotto le file, sono agrivoltaico: produzione di corrente e agricoltura coesistono. Nei vigneti di Laterza, le pergole a 5 metri lasciano passare potatura e vendemmia.

Quadro normativo: cosa è consentito in zona agricola (divieti, deroghe, definizioni)

Il D.Lgs. 190/2024 (modificato dal D.L. 175/2025) traccia la linea: fotovoltaico a terra in zona agricola? No, salvo specifiche eccezioni.

La regola base è chiara. Se i pannelli toccano il suolo e il Piano Urbanistico Comunale classifica il terreno come agricolo, non puoi installarli. Il divieto colpisce i moduli appoggiati, non le coperture né le configurazioni rialzate.

Ma ci sono vie d'uscita. Le deroghe riguardano:

  • Aree già compromesse: cave dismesse, discariche chiuse, siti da bonificare, zone industriali abbandonate
  • Sedimi infrastrutturali: corsie autostradali, aree ferroviarie o aeroportuali
  • Comunità energetiche rinnovabili: impianti destinati a CER verificabili e concrete
  • Agrivoltaico: moduli elevati che lasciano proseguire la coltivazione o il pascolo
  • Progetti PNRR: iniziative finanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
  • Revamping: modifica, rifacimento o potenziamento di impianti già esistenti senza aumentare l'occupazione di suolo

Qualche definizione pratica? Area agricola significa classificazione urbanistica comunale, non catastale. Moduli a terra sono quelli poggiati sul suolo con fondazioni che rendono impossibile arare o seminare. Agrivoltaico richiede altezza sufficiente per il passaggio dei mezzi e conservazione di almeno l'80% della produzione lorda vendibile.

Le Regioni individuano le aree idonee tra lo 0,8% e il 3% della Superficie Agricola Utilizzata. Lì, l'autorizzazione è più rapida, ma restano da verificare i vincoli paesaggistici, ambientali e idrogeologici.

Aree idonee e principali vincoli ambientali/paesaggistici in agricolo

Quando progetti un impianto fotovoltaico o agrivoltaico in zona agricola, il primo step? Capire se il tuo terreno rientra nelle aree idonee definite dal D.M. 21 giugno 2024. E qui viene il bello: essere in area idonea non significa via libera automatico.

Il decreto individua come idonee superfici già compromesse: capannoni, parcheggi, zone industriali, cave dismesse, discariche chiuse, siti da bonificare. Poi ci sono aree adiacenti a infrastrutture esistenti e, con condizioni precise, terreni agricoli privi di vincoli paesaggistici e distanti almeno 500 metri dai beni tutelati. Ma occhio: ogni Regione elabora la propria mappatura e le Soprintendenze valutano caso per caso.

I vincoli principali che bloccano o limitano l'installazione?

  • Vincoli paesaggistici (D.Lgs. 42/2004): boschi, fiumi, montagne, coste, parchi. Serve autorizzazione paesaggistica rilasciata dalla Soprintendenza.
  • Beni culturali e archeologici: castelli, ville, masserie, centri storici. Le visuali contano tantissimo, e il rischio archeologico impone indagini preventive.
  • Rete Natura 2000 (ZSC e ZPS): richiede Valutazione di incidenza ambientale.
  • Parchi e riserve naturali: serve il nulla osta dell'ente gestore.
  • Suoli agricoli di pregio: terreni irrigui finanziati pubblicamente o destinati a produzioni certificate restano fortemente limitati.
  • Vincoli idrogeologici: zone alluvionali, frane, rischio idraulico.

Iter autorizzativo in agricolo: PAS, Autorizzazione Unica, VIA e pareri tecnici

Scegli la strada sbagliata e l'impianto resta fermo per mesi. L'autorizzazione in zona agricola passa da tre canali: Procedura Abilitativa Semplificata (PAS), Autorizzazione Unica (AU) o Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA). Quale prendi dipende da potenza, vincoli e tipo di intervento.

La PAS funziona per impianti sotto le soglie regionali e in aree qualificate idonee. Presenti il progetto al Comune tramite SUAP, alleghi planimetrie, layout moduli, preventivo di connessione accettato, documentazione catastale e compatibilità ambientale. L'amministrazione ha 10 giorni per chiedere integrazioni, tu rispondi entro 30 giorni (prorogabili a 60). Il titolo si perfeziona per decorso del termine: circa 30 giorni senza intoppi, ma realisticamente 3-12 mesi tra verifiche preliminari, connessione e pareri accessori.

L'Autorizzazione Unica scatta quando superi le soglie PAS, l'impianto richiede VIA, o le opere connesse (cabine, elettrodotti, strade) hanno rilevanza autonoma. La Regione o la Provincia convoca la Conferenza dei Servizi che riunisce Soprintendenza, ARPA, Comune, Autorità di bacino, Genio civile, Vigili del Fuoco, gestore rete. Il procedimento conclude con una determinazione che autorizza costruzione ed esercizio, e può costituire variante urbanistica.

La VIA è obbligatoria per impianti sopra i 10 MWp a livello statale, o sopra i 12 MWp in zone agricole compatibili per la verifica regionale. Se ricadi in aree naturali protette, le soglie si dimezzano. La VIA valuta gli effetti ambientali, prescrive mitigazioni e compensazioni, e precede l'AU.

Requisiti tecnici dell'agrivoltaico: altezze, percentuali di suolo coltivabile, monitoraggi agronomici

I numeri contano. Se vuoi accedere agli incentivi PNRR Agrivoltaico, i tuoi moduli devono stare ad almeno 2,1 metri dal suolo se sotto ci coltivi. Per l'allevamento bastano 1,3 metri. Queste misure si riferiscono al bordo inferiore del pannello, anche quando il tracker è inclinato al massimo.

Struttura agrivoltaica in un vigneto

La copertura del suolo? Massimo 40% della superficie totale. Il resto deve rimanere libero per seminare, irrigare, raccogliere. Però attenzione: dire che il terreno è libero non basta. Le Regole Operative GSE 2026 obbligano a conservare almeno l'80% della produzione lorda vendibile rispetto alla baseline pre-impianto.

E qui entra il monitoraggio agronomico. Devi documentare ogni anno cosa semini, quanto raccolti, quanta acqua usi, che operazioni fai. Relazione agronomica asseverata entro il 31 marzo dell'anno successivo, completa di mappe, registri di campagna, dati dei sensori, foto satellitari. Se la produttività crolla o le lavorazioni si fermano, perdi l'incentivo.

Progettazione ed esercizio: layout, ombreggiamenti, accumuli e connessione alla rete

Il layout di un impianto fotovoltaico agricolo o agrivoltaico non è una scelta teorica. Devi decidere orientamento, inclinazione, distanze tra le file e altezza dei moduli in base a cosa coltivi, dove lo fai e come lavori il terreno.

L'orientamento classico? File est-ovest con moduli a sud: massimizza la produzione elettrica, ma crea ombre concentrate durante il giorno. Alternativa più equilibrata: file nord-sud, distribuisce l'ombreggiamento uniformemente nell'arco delle ore. Funziona meglio quando vuoi mantenere la fotosintesi delle colture.

L'inclinazione parte dalla latitudine meno circa 10°, ma in agrivoltaico un tilt più basso riduce l'ombra proiettata. I tracker monoassiali aumentano i kWh e modulano l'ombreggiamento: su frumento, orzo e mais, moduli orientati a est e installati a 5 m con escursione di ±50° hanno dato rese migliori.

Il pitch (distanza tra le file) non è solo una questione di ombre. Conta la larghezza delle macchine, il raggio di sterzata, il fronte di lavoro. Indicazioni di partenza: circa 6 m per configurazioni overhead monoassiali, 9-10 m per sistemi verticali bifacciali. Ma va calcolato sul solstizio invernale e sulle ore critiche per la coltura.

Ombreggiamento ideale? Tra 30% e 40% medio. Sopra il 50% la fotosintesi netta crolla per molte colture. Conta la durata, l'uniformità, il periodo: non solo la media.

Modelli economici: affitto del suolo, autoconsumo, PPA e Comunità Energetiche (CER)

Se hai terreno agricolo e valuti il fotovoltaico, ci sono quattro modi per trasformare quei moduli in valore economico. Affittare il suolo, autoconsumarne l'energia, vendere la produzione con contratti a lungo termine o entrare in una Comunità Energetica. Ognuno ha logiche, numeri e rischi diversi.

Affitto del suolo: cedi l'uso del terreno a un operatore che costruisce e gestisce l'impianto. I canoni nel 2026 oscillano tra 2.500 e 4.000 €/ettaro/anno, con punte di 3.500-4.000 €/ha/anno in Pianura Padana per terreni senza vincoli e vicini alla rete. Il contratto dura 20-30 anni, include rivalutazione Istat e parte spesso dal momento in cui arriva l'autorizzazione. I rischi? Terreno vincolato per decenni, incertezza autorizzativa che può ritardare i pagamenti, perdita dei requisiti PAC se l'impianto non è agrivoltaico e rischio di mancato ripristino finale senza garanzie solide.

Veduta aerea di una comunità energetica agricola

Autoconsumo: se l'azienda ha consumi elettrici consistenti (celle frigorifere, pompe di irrigazione, ventilazione serre), dimensionare l'impianto sui propri carichi è spesso la scelta più efficiente. Un Energy Management System sincronizza produzione e consumi: attiva i carichi flessibili nelle ore solari, ricarica le batterie LFP se i consumi sono serali, e immette il surplus in rete. La chiave è evitare il sovradimensionamento e preferire accumuli termici o serbatoi d'acqua quando hanno senso operativo.

Costi indicativi (CAPEX/BOS), tempi di connessione e canoni d'uso del suolo

I numeri variano parecchio. Per un impianto agrivoltaico da 500 kWp in Italia, il CAPEX totale nel 2026 oscilla tra 600.000 e 900.000 €, ovvero 1.200-1.800 €/kWp. Il valore centrale consigliato per preventivi è circa 1.400 €/kWp, quindi 700.000 € totali.

La differenza con il fotovoltaico ordinario? Le strutture rialzate. Quelle metalliche da 2,5 m incidono per il 25-35% del totale, circa 350-500 €/kWp. I moduli fotovoltaici pesano meno: 15-22% del CAPEX, tra 300 e 450 €/kWp. Gli inverter rappresentano 3-6%, circa 50-90 €/kWp.

Installazione, opere civili e connessione assorbono 15-20% del budget, tra 200 e 300 €/kWp. Progettazione e autorizzazioni costano 5-10%, circa 80-140 €/kWp.

I tempi di connessione? Per impianti da 200-500 kWp conta 10-18 mesi dalla domanda alla messa in esercizio. Il preventivo del gestore arriva in 2-3 mesi, ma le opere di rete possono richiedere 1-4 mesi dopo i collaudi. Con vincoli ambientali o VIA, salta a 18-24 mesi.

Canone d'uso del suolo? La fascia ordinaria per terreno agricolo è 2.500-4.500 €/ha/anno, con punte di 4.000-8.000 €/ha/anno in Puglia, Sicilia e Sardegna. La vicinanza alla rete elettrica conta più dell'irraggiamento: siti lontani dalle cabine scendono a 1.500-2.500 €/ha/anno o restano senza offerte.

Incentivi e cumulabilità: PNRR Agrivoltaico, FER X e Transizione 5.0

Nel 2026 puoi accedere a tre leve principali per finanziare un impianto fotovoltaico agricolo o agrivoltaico: il contributo PNRR Agrivoltaico gestito dal GSE, la tariffa incentivante del Decreto FER X e l'iperammortamento che sostituisce Transizione 4.0 e 5.0. Ma attenzione: mescolarli richiede verifiche precise.

L'incentivo PNRR Agrivoltaico non ha nuovi bandi ordinari nel 2026. Il focus ora è su entrata in esercizio e rendicontazione per chi ha ottenuto l'ammissione nel 2024. La scadenza? Entrata in esercizio entro il 30 giugno 2026. Chi rispetta requisiti tecnici stringenti (almeno il 70% della superficie agricola, moduli elevati, monitoraggio permanente di colture e microclima, producibilità minima del 60% rispetto a un impianto standard) può ottenere contributo in conto capitale fino al 40% dei costi ammissibili più tariffa sull'energia immessa: 93 €/MWh per impianti fino a 300 kWp, 85 €/MWh oltre.

Il Decreto FER X (D.M. 18 giugno 2026, operativo dal 7 agosto) copre il fotovoltaico agricolo ordinario che non rientra nel PNRR. Accesso diretto per impianti fino a 1 MWp, procedure competitive sopra. La tariffa base definitiva per il 2026 spetta a ARERA e nel regime transitorio febbraio-agosto era 77 €/MWh. Maggiorazioni previste: 27 €/MWh se sostituisci eternit, 10 €/MWh su specchi d'acqua.

Questo approfondimento fa parte della guida per le aziende: lì trovi il quadro completo, con costi indicativi e fonti.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra fotovoltaico agricolo e agrivoltaico?
Il fotovoltaico agricolo occupa il terreno senza proseguire l'attività di coltivazione: i moduli sono appoggiati al suolo e l'agricoltura si ferma. L'agrivoltaico invece integra energia e agricoltura: i moduli sono rialzati (da 2,1 a 5 metri), consentono il passaggio dei mezzi e lasciano almeno il 70% della superficie dedicata alla coltivazione o al pascolo, con l'obbligo di conservare almeno l'80% della produzione lorda vendibile.
Posso installare un impianto fotovoltaico a terra su terreno agricolo nel 2026?
No, salvo eccezioni. Il D.Lgs. 190/2024 vieta nuovi impianti fotovoltaici a terra su terreni agricoli produttivi. Le deroghe riguardano aree compromesse (cave, discariche, siti da bonificare), sedimi infrastrutturali, impianti destinati a comunità energetiche rinnovabili, agrivoltaico con moduli elevati, progetti PNRR e revamping di impianti esistenti senza aumento dell'occupazione di suolo.
Quali autorizzazioni servono per un impianto agrivoltaico da 500 kWp?
Dipende dalla localizzazione e dai vincoli. In area idonea e senza vincoli paesaggistici, può bastare la Procedura Abilitativa Semplificata (PAS) presentata al Comune tramite SUAP, con tempi di 3-12 mesi. Se l'impianto supera le soglie regionali, richiede opere connesse rilevanti o ricade in aree vincolate, serve l'Autorizzazione Unica (AU) rilasciata dalla Regione o Provincia tramite Conferenza dei Servizi.
Quanto costa realizzare un impianto agrivoltaico da 1 MWp?
Il costo totale oscilla tra 900.000 e 1.500.000 euro, circa 900-1.500 €/kWp. Le strutture rialzate incidono per il 25-35% del totale (350-500 €/kWp), i moduli per il 15-22% (300-450 €/kWp), gli inverter per il 3-6% (50-90 €/kWp). Installazione, opere civili e connessione assorbono il 15-20% (200-300 €/kWp), progettazione e autorizzazioni il 5-10% (80-140 €/kWp).
Quali incentivi sono disponibili per l'agrivoltaico nel 2026?
Il PNRR Agrivoltaico non ha nuovi bandi ordinari nel 2026: la scadenza per l'entrata in esercizio dei progetti ammessi nel 2024 è il 30 giugno 2026. Il Decreto FER X copre il fotovoltaico agricolo ordinario con tariffe e maggiorazioni definite dal decreto, da verificare sul sito GSE. L'iperammortamento sostituisce Transizione 4.0 e 5.0 dal 1° gennaio 2026.
Qual è la differenza tra fotovoltaico agricolo e agrivoltaico?

Il fotovoltaico agricolo occupa il terreno senza proseguire l'attività di coltivazione: i moduli sono appoggiati al suolo e l'agricoltura si ferma. L'agrivoltaico invece integra energia e agricoltura: i moduli sono rialzati (da 2,1 a 5 metri), consentono il passaggio dei mezzi e lasciano almeno il 70% della superficie dedicata alla coltivazione o al pascolo, con l'obbligo di conservare almeno l'80% della produzione lorda vendibile.

Posso installare un impianto fotovoltaico a terra su terreno agricolo nel 2026?

No, salvo eccezioni. Il D.Lgs. 190/2024 vieta nuovi impianti fotovoltaici a terra su terreni agricoli produttivi. Le deroghe riguardano aree compromesse (cave, discariche, siti da bonificare), sedimi infrastrutturali, impianti destinati a comunità energetiche rinnovabili, agrivoltaico con moduli elevati, progetti PNRR e revamping di impianti esistenti senza aumento dell'occupazione di suolo.

Quali autorizzazioni servono per un impianto agrivoltaico da 500 kWp?

Dipende dalla localizzazione e dai vincoli. In area idonea e senza vincoli paesaggistici, può bastare la Procedura Abilitativa Semplificata (PAS) presentata al Comune tramite SUAP, con tempi di 3-12 mesi. Se l'impianto supera le soglie regionali, richiede opere connesse rilevanti o ricade in aree vincolate, serve l'Autorizzazione Unica (AU) rilasciata dalla Regione o Provincia tramite Conferenza dei Servizi.

Quanto costa realizzare un impianto agrivoltaico da 1 MWp?

Il costo totale oscilla tra 900.000 e 1.500.000 euro, circa 900-1.500 €/kWp. Le strutture rialzate incidono per il 25-35% del totale (350-500 €/kWp), i moduli per il 15-22% (300-450 €/kWp), gli inverter per il 3-6% (50-90 €/kWp). Installazione, opere civili e connessione assorbono il 15-20% (200-300 €/kWp), progettazione e autorizzazioni il 5-10% (80-140 €/kWp).

Quali incentivi sono disponibili per l'agrivoltaico nel 2026?

Il PNRR Agrivoltaico non ha nuovi bandi ordinari nel 2026: la scadenza per l'entrata in esercizio dei progetti ammessi nel 2024 è il 30 giugno 2026. Il Decreto FER X copre il fotovoltaico agricolo ordinario con tariffe e maggiorazioni definite dal decreto, da verificare sul sito GSE. L'iperammortamento sostituisce Transizione 4.0 e 5.0 dal 1° gennaio 2026.

Fonti: biblus.acca.it, gse.it, confagricolturaro.it, italiasemplice.gov.it, regione.veneto.it

A cura della redazione di Darma Energia

Siamo consulenti indipendenti del risparmio energetico. Le cifre sono indicative e le regole sugli incentivi cambiano: verifica sempre le fonti ufficiali (Agenzia delle Entrate, GSE, ENEA) prima di decidere. Chi siamo

Termini in questo approfondimento: Agrivoltaico, Comunità energetica rinnovabile (CER), kWp (kilowatt picco), Autoconsumo

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