Indice dei contenuti
- Cos'è l'iperammortamento 2026 in due righe
- Il fotovoltaico rientra? Sì, ma solo a queste condizioni
- 1. Moduli prodotti nell'Unione europea, registro ENEA categorie B o C
- 2. Impianto dimensionato sui consumi
- 3. Bene nuovo, in una struttura produttiva in Italia
- Quanto si risparmia: un esempio con i numeri
- La procedura sul portale GSE, passo per passo
- Cumulabilità con altri incentivi
- Quando non conviene
- Domande frequenti
- L'iperammortamento vale anche per le ditte individuali?
- Le batterie di accumulo rientrano?
- Posso usare pannelli cinesi?
- Cosa succede con la Legge di bilancio 2027?
- Chi verifica che l'impianto sia in regola?
L’iperammortamento fotovoltaico è tornato nel 2026 ed è oggi l’incentivo fiscale più forte per un’impresa che mette i pannelli sul proprio capannone. Con la Legge di bilancio 2026 un impianto in autoconsumo può essere dedotto fino al 280% del suo costo. Ci sono però due vincoli che escludono molti preventivi: i moduli devono essere prodotti nell’Unione europea e l’impianto non può essere più grande di quanto l’azienda consuma.
In questa guida trovi le regole aggiornate, un esempio di calcolo con numeri realistici e la procedura sul portale del GSE, passo per passo.
Cos’è l’iperammortamento 2026 in due righe
L’iperammortamento è una maggiorazione del costo fiscale di un bene strumentale nuovo. Non è un contributo a fondo perduto e non è un credito d’imposta da usare in F24: l’impresa ammortizza il bene come se fosse costato di più, quindi paga meno IRES o IRPEF negli anni dell’ammortamento.
Lo ha reintrodotto la Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di bilancio 2026, art. 1, commi 427-436). Le regole operative sono nel decreto interministeriale MIMIT-MEF del 7 maggio 2026. Il MIMIT lo chiama anche “Nuovo Piano Transizione 5.0”, perché prende il posto dei vecchi crediti d’imposta 4.0 e 5.0.
| Quota dell’investimento | Maggiorazione | Costo fiscale riconosciuto |
|---|---|---|
| Fino a 2,5 milioni € | +180% | 280% |
| Da 2,5 a 10 milioni € | +100% | 200% |
| Da 10 a 20 milioni € | +50% | 150% |
Valgono gli investimenti fatti dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Può accedere ogni impresa residente in Italia, di qualsiasi forma giuridica, settore o dimensione. La maggiorazione vale solo per le imposte sui redditi: sull’IRAP non ha effetto.
Il fotovoltaico rientra? Sì, ma solo a queste condizioni
La legge ammette gli impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, anche a distanza, insieme ai relativi sistemi di accumulo. Non basta però un impianto qualsiasi. Servono tre requisiti.
1. Moduli prodotti nell’Unione europea, registro ENEA categorie B o C
Sono ammessi solo i moduli delle lettere b) e c) dell’art. 12, comma 1, del D.L. 181/2023, iscritti nel registro tenuto dall’ENEA:
- Categoria B: moduli e celle prodotti nell’UE, con efficienza della cella almeno del 23,5%;
- Categoria C: moduli prodotti nell’UE con celle bifacciali a eterogiunzione o tandem, anch’esse prodotte nell’UE, con efficienza della cella almeno del 24%.
La categoria A, cioè i moduli assemblati in Europa con celle extra UE, è esclusa. Gran parte dei pannelli in commercio oggi ha celle asiatiche: un preventivo “standard” quasi sempre non dà diritto all’iperammortamento. Prima di firmare chiedi all’installatore il codice del modulo e verifica che sia nel registro ENEA in categoria B o C.
Un dettaglio che ha creato confusione: il D.L. 38/2026 (convertito dalla L. 88/2026) ha tolto il vincolo “Made in UE” per i beni strumentali in generale, con effetto dal 1° gennaio 2026. Per i moduli fotovoltaici il vincolo europeo resta.
2. Impianto dimensionato sui consumi
La produzione attesa non può superare il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva, calcolato sui consumi medi annui dell’esercizio precedente. In pratica l’impianto deve servire l’azienda, non vendere energia alla rete. Se consumi 150.000 kWh l’anno, l’impianto agevolabile produce al massimo circa 157.500 kWh.
3. Bene nuovo, in una struttura produttiva in Italia
L’investimento deve essere un impianto nuovo destinato a una sede produttiva italiana. Le sostituzioni di componenti e la manutenzione non rientrano. Un sistema di accumulo invece sì, se fa parte dell’impianto di autoproduzione: se ti interessa la batteria, leggi la nostra guida alle batterie di accumulo per fotovoltaico.
Quanto si risparmia: un esempio con i numeri
Prendiamo una PMI in Veneto, società di capitali (IRES al 24%), che consuma 150.000 kWh l’anno e installa un impianto da 100 kWp con moduli di categoria B, per un costo di 100.000 €.
| Voce | Senza iperammortamento | Con iperammortamento |
|---|---|---|
| Costo dell’impianto | 100.000 € | 100.000 € |
| Costo fiscale ammortizzabile | 100.000 € | 280.000 € |
| Minore IRES totale (24%) | 24.000 € | 67.200 € |
| Vantaggio aggiuntivo | — | +43.200 € |
I 43.200 € in più non arrivano tutti subito: si distribuiscono negli anni di ammortamento dell’impianto, secondo il coefficiente ordinario (per il fotovoltaico di solito il 9% annuo, quindi circa 11 anni). Servono anche utili su cui pagare l’IRES: un’impresa in perdita non sfrutta il beneficio.
A questo si somma il risparmio in bolletta. In Veneto un impianto produce circa 1.150-1.250 kWh per kWp l’anno (dato PVGIS), quindi circa 120.000 kWh. Se ne autoconsumi il 70% e paghi l’energia 0,20 €/kWh, risparmi intorno ai 16.800 € l’anno. Con il beneficio fiscale il rientro dell’investimento scende di solito sotto i 5 anni.
Sono numeri indicativi: costo per kWp, quota di autoconsumo e prezzo dell’energia cambiano da azienda ad azienda. Per un calcolo sul tuo caso puoi chiedere una valutazione gratuita.
La procedura sul portale GSE, passo per passo
L’iperammortamento non si applica da soli in dichiarazione: l’investimento va prenotato e comunicato al GSE. La piattaforma è aperta dal 12 giugno 2026.
- Verifica dei requisiti: consumi dell’esercizio precedente, dimensionamento entro il 105%, moduli in categoria B o C del registro ENEA.
- Comunicazione preventiva sul portale GSE (Area Clienti, accesso con SPID): prenota le risorse.
- Comunicazione di conferma entro 60 giorni dall’esito positivo, dopo aver pagato un acconto di almeno il 20% del costo.
- Realizzazione e collaudo dell’impianto.
- Comunicazione di completamento, entro il 15 novembre 2028.
- Perizia tecnica asseverata, obbligatoria per qualsiasi importo, e certificazione contabile di un revisore legale sulle spese sostenute.
Ci sono poi due scadenze annuali di monitoraggio (20 gennaio e 30 giugno). Per le pratiche GSE in generale trovi più dettagli nella nostra guida al fotovoltaico e al GSE.
Cumulabilità con altri incentivi
- Credito d’imposta 4.0 e 5.0: non si cumulano con l’iperammortamento sullo stesso bene. Per i nuovi investimenti sono comunque chiusi: restano solo per le pratiche già avviate.
- Bandi regionali, contributi a fondo perduto, fondi europei: si possono combinare, purché non coprano le stesse quote di costo e la somma degli aiuti non superi la spesa sostenuta. Va sempre verificato il singolo bando.
- Comunità energetiche (CER): hanno regole proprie sul cumulo con i contributi in conto capitale; conviene valutarle caso per caso.
Le misure regionali cambiano da territorio a territorio: trovi quelle attive nelle pagine dedicate a Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia.
Quando non conviene
L’iperammortamento non è sempre la scelta giusta. Ti diciamo anche quando lascia poco:
- l’impresa ha pochi utili o è in perdita: la deduzione maggiorata non ha imposte da ridurre;
- l’impianto è piccolo (pochi kWp): perizia asseverata e certificazione contabile pesano molto sul risparmio fiscale;
- i moduli di categoria B o C costano molto più degli altri: va confrontato il beneficio fiscale con il sovrapprezzo;
- l’obiettivo è vendere energia alla rete: il limite del 105% dei consumi lo esclude.
Domande frequenti
L’iperammortamento vale anche per le ditte individuali?
Sì. Possono accedere tutti i titolari di reddito d’impresa, quindi anche ditte individuali e società di persone: per loro la maggiorazione riduce l’IRPEF invece dell’IRES.
Le batterie di accumulo rientrano?
Sì, se fanno parte dell’impianto di autoproduzione in autoconsumo. Sono agevolabili insieme ai pannelli.
Posso usare pannelli cinesi?
No. Servono moduli prodotti nell’UE di categoria B o C del registro ENEA, cioè con celle anch’esse europee. I moduli assemblati in Europa con celle importate (categoria A) sono esclusi.
Cosa succede con la Legge di bilancio 2027?
Oggi l’iperammortamento copre gli investimenti fino al 30 settembre 2028. La Legge di bilancio 2027 potrebbe modificare alcune regole: aggiorneremo questa guida appena il testo sarà approvato.
Chi verifica che l’impianto sia in regola?
Un professionista abilitato firma la perizia tecnica asseverata, un revisore legale certifica le spese e il GSE gestisce le comunicazioni. In caso di controllo, l’Agenzia delle Entrate può revocare il beneficio se i requisiti non c’erano.
Fonti: L. 199/2025, art. 1, commi 427-436; D.M. MIMIT-MEF 7 maggio 2026; D.L. 38/2026 convertito dalla L. 88/2026; pagina MIMIT “Nuovo Piano Transizione 5.0 – Iperammortamento”. Questa guida non sostituisce il parere del tuo commercialista. Aggiornata al 1° ottobre 2026.




